L’invenzione della pila rappresenta una delle svolte più importanti nella storia della scienza e della
tecnologia.
Alla fine del XVIII secolo, il fisico italiano Alessandro Volta riuscì a creare il primo generatore
continuo di corrente elettrica, aprendo la strada all’elettrochimica e a tutte le applicazioni moderne
dell’elettricità.
Negli anni precedenti, lo scienziato bolognese Luigi Galvani aveva osservato che le zampe delle rane si
contraevano quando venivano toccate da metalli diversi.
Galvani interpretò il fenomeno come prova
dell’“elettricità animale”.
Volta, invece, era convinto che l’elettricità non provenisse dagli animali, ma dal contatto tra metalli
differenti. Per dimostrarlo iniziò una lunga serie di esperimenti.
Tra il 1799 e il 1800 Volta mise a punto un dispositivo capace di produrre corrente in modo continuo: la pila,
oggi considerata la prima batteria della storia.
Era costituita da una serie di dischi di rame e zinco alternati, separati da panni imbevuti in una soluzione acida.
Impilando questi elementi (“coppie voltaiche”), Volta ottenne una colonna in grado di generare una differenza di potenziale stabile.
Il 20 marzo 1800, Volta annunciò ufficialmente la sua invenzione in una lettera alla Royal Society di Londra, ottenendo immediatamente fama internazionale.
La pila di Volta è considerata il prototipo delle moderne batterie.
Anche se il modello originale è andato perduto, copie e ricostruzioni sono conservate in vari musei scientifici.
L’unità di misura della tensione elettrica, il volt, è stata dedicata proprio a lui.